Visita all’area archeologica di Ercolano e passeggiata sul Vesuvio.
Dopo Pompei, Ercolano… E, per la prima volta, direttamente sul vulcano!
In una calda giornata primaverile (forse l’unica di cui abbiamo goduto finora), Atargatis e gli amici della Comunità Maricae, oltre ad alcuni amici francesi che hanno dato un tocco di internazionalità alla nostra comitiva, si sono regalati delle emozioni tanto diverse quanto intense, tra la mattina ed il pomeriggio.
La furia distruttrice, creatrice e catartica della natura è stata nuovamente la grande protagonista: grazie ad essa, infatti, paradossalmente, è stato possibile che la coltre del tempo, sotto forma di strati e strati di fango pietrificato e di lava, abbia preservato l’antica Ercolano quasi intatta, caricandola di mistero e di una tensione unici al mondo.
E se, durante la mattina, abbiamo potuto ammirare questa furia, questo mistero, questa tragica bellezza, la stessa minacciosa, terrificante, bellissima natura l’abbiamo poi toccata con mano durante il pomeriggio, fin sul bordo della bocca del vulcano, dall’alto di un golfo impareggiabile.
Gli scavi di Ercolano, città che, come dice il nome, era consacrata ad Ercole, sono ammantati da un’atmosfera irreale.
Circondati dal disordinato e caotico tessuto della città moderna, si trovano di molti metri al di sotto dell’odierno suolo stradale, e ad una distanza considerevole dall’attuale linea di costa.
Questo contribuisce a rendere la visita insolita, rispetto alla più famosa Pompei: le costruzioni sono conservate in maniera a volte incredibile.
Gli ercolanesi trovarono infatti la loro orribile morte in circostanze non dissimili dai pompeiani: la famosa esplosione del Vesuvio del 79 d. C. liberò una serie di nubi ardenti, ossia di gas tossici a temperatura elevatissima, che non lasciarono scampo agli sventurati abitanti della città.
Diversamente da Pompei, però, successivamente Ercolano venne sepolta da più colate di fango, cenere e materiali eruttivi.
L’insinuarsi di questi materiali in ogni anfratto ed il loro solidificarsi e pietrificarsi, hanno reso possibile la conservazione delle costruzioni fino ai nostri giorni in maniera praticamente miracolosa.
Se lo sforzo d’immaginazione a Pompei gioca quindi un ruolo di primo piano nel tentativo di ricostruire la vita e lo scenario immediatamente antecedenti la grande eruzione, ad Ercolano basta chiudere gli occhi e collocare immagini, suoni, odori, rumori, colori, nella cornice perfetta offerta dagli scavi.
La vista degli scheletri delle persone unite in un abbraccio di terrore di fronte alla loro morte è impressionante, agghiacciante: pare quasi di udirne l’ultimo urlo, l’ultimo pianto.
Così come è impressionante osservare il legno carbonizzato dell’epoca giunto, perfettamente conservato, fino a noi, al pari degli affreschi dai colori rossi vivo, o dei cortili interni, che lasciano presagire lo sfarzo dell’epoca.
La salita al Vesuvio ci ha catapultati in uno scenario completamente diverso.
Man mano che l’autobus saliva lungo la strada Panoramica, il Golfo più bello del mondo si apriva nel suo abbraccio sotto di noi, lasciandoci a bocca aperta.
Il paesaggio lunare nel quale si coprono a piedi i 200 m di dislivello, che separano il parcheggio dalla capannuccia sulla sommità del cratere, è di per sé mozzafiato.
Arrivare alla bocca del vulcano è un’esperienza davvero unica. Il cratere profondo quasi 300 m, la sua circonferenza quasi perfettamente circolare, i licheni che ricoprono le rocce, e la veduta che spazia da Capri e punta Campanella fino alle isole Ponziane, Gaeta, il Circeo… semplicemente impagabile! Ischia coricata sul mare, tra i seni dei Campi Flegrei, mentre le nuvole penetravano nel golfo di Napoli attraverso lo stretto che separa Capri dalla penisola sorrentina…
Non ce ne saremmo davvero più andati da lassù! Poco importa che stavamo camminando sulla testa del vulcano più pericoloso del mondo.
Sembrava per noi una dimensione da sogno, per una giornata davvero bellissima.