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Come Associazione che ama la natura, come gruppo di persone che ha a cuore le sorti del nostro territorio, come fruitori delle aree protette e di tutto ciò che esse ci sanno regalare, non possiamo essere indifferenti all’allarme che suscita la proposta di legge del Sen. Orsi. Invitiamo tutti a firmare al più presto le petizioni online (per cui vi sono i link in fondo all’articolo), delle quali, ai fini dell’invio agli interessati, sarà richiesta conferma della vostra identità presso la vostra e-mail, come già è successo a noi.

La petizione potrà sembrare uno strumento lento ed inefficate, ma è, in realtà, tutto il contrario: più saremo, più probabilità avremo di fermare questa barbarie!

Qui segue un riassunto del contenuto della proposta di legge.

ECCO LA LISTA DEGLI ORRORI:

- Sparisce l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna. L’Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli animali selvatici, alla cui tutela non è più interessato!
- Scompare la definizione di specie superprotette.
Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale.
- Si apre la caccia lungo le rotte di migrazione. Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori.
- Totale liberalizzazione dei richiami vivi! Sapete cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti “prigionieri” in piccolissime gabbie per attirarne altri. Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla totalmente. Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato.
- Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi. Sarà sufficiente un certificato. Uno per tutti!!! Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili, potranno essere usate come richiami vivi. Anche le peppole, i fringuelli, i pettirossi…
- 700 mila imbalsamatori. I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti, senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in azione per catturare illegalmente animali selvatici e imbalsamarli?
- Mortificata la ricerca scientifica. L’Autorità scientifica di riferimento per lo Stato (l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA) rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali. Gli istituti regionali rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria. Potenziale impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale.
- Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili.
Un’incredibile formulazione del Testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette!
- Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale! Norma offensiva! Chi protegge “troppa” natura sarà punito. Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano vivere e muoversi sereni, fosse un reato!
- Licenza di caccia a 16 anni. Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i fucili!
- Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti eccetera! Un articolo incredibile, che dà a i sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà che un singolo animale “dia fastidio”. Un vero e proprio Far West naturalistico.
- Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili. Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell’Unione europea, non sono bastate due sentenze della Corte Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà a Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili, e di farlo con leggi regionali. E le multe europee le pagheremo noi!
- Caccia con neve e ghiaccio. Si potrà cacciare anche in presenza di neve e ghiaccio, cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, calore.
- Ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli! Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e utilizzate come esca!
- Ridotta la vigilanza venatoria. Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più alti d’Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza!
- Cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale. Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L’ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa. E altro, tanto altro ancora….

Fermiamoli!!!

Evitiamo che l’Italia precipiti in questa forma di barbarie. La natura è la nostra vita.

Fermiamoli!!!

Informazioni di contatto

controddlprocaccia@gmail.com; aderisco.noddl.pro.caccia@gmail.com

PETIZIONI DA FIRMARE (con urgenza)!

http://www.baseverde.org/petizioni/petizione-bozza-legge-orsi-caccia/

http://firmiamo.it/disegnodileggedelsenatorefrancoorsi

http://www.oipaitalia.com/caccia/appelli/orsi_petizione.html

La Camosciara è una conca coperta da fitto bosco, “luogo sacro” della fauna protetta.
Km. totali 10 – Dislivello +410m

Ci siamo ritrovati in sei per questo fuori programma che prevedeva una facile escursione alla Camosciara verso le Cascate delle 3 Cannelle e delle Ninfe e successivamente verso il rifugio Belvedere della Liscia.
Data la facile e relativamente breve escursione (pur sempre quasi 10Km tra andata e ritorno) si è deciso di partire con tutta calma per arrivare nei pressi del parcheggio della Camosciara verso le 10:15.
La giornata inizia nel migliore dei modi regalandoci subito l’incontro con un giovane capriolo che nei pressi si San Donato Val Comino ci attraversa la strada saltado davanti la macchina; ma purtroppo non abbiamo tempo di fotografarlo.
Arrivati al parcheggio della Camociara la gradevole giornata con qualche piccola nuvola ci ha offerto uno spettacolo incredibilmente bello, la neve ancora presente sulle vette, gli alberi di faggio intervallati di aveti ed i picchi dei Tre Mortari, del Balzo della Chiesa e di M. Sterpi d’Alto davano l’impressione di trovarsi sulle Dolomiti.
Ma le meraviglie sono appena iniziate: la particolare stagione ed il perdurare della neve ha reso questo posto particolarmete ricco d’acqua creando così numerose cascatelle che ammireremo da diverse posizioni.

Arrivati al piazzale della Camosciara ci dirigiamo prima verso le cascate delle Tre Cannelle e delle Ninfe, dove in una decina di minuti arriviamo al ponticello che “attraversa” la prima cascata ed in un altro paio di minuti arriviato al termine del sentierino che porta alla cascata delle Ninfe; facciamo le foto di rito e torniamo al piazzale per iniziare la vera escursione, quella che porta al rifugio di Belvedere della Liscia.
Il percorso che sale non è difficile, una media pendenza ma un sentiero agevole all’interno di un bosco di faggi ed abeti.
Un paio di tornanti ed affrontiamo il primo guado di un copioso rivolo d’acqua, ma altri rivoli sono tutt’intorno a noi, dovunque giri lo sguardo.
Continuiamo a salire scambiando quattro chiacchiere in allegria ma spesso bisogna tacere perchè distratti dalla bellezza del luogo e da qualche sorpresa che ci attende.
A circa metà persorso di troviamo a mezza costa al di sopra di alcuni salti d’acqua che creano delle piscine tra i massi sospesi nel vuoto e mentre ammiriamo tale spettacolo ci accorgiamo di essere sopra del fogliamo alquanto strano, fa uno strano rumore, come uno scricchiolio… è una lingua di ghiaccio coperta da uno strato di fogliame che scende fino all’orrido sottostante, e noi la stiamo attraversando.

In poco tempo arriviamo al cospetto della sorgente della Liscia, dove ci fermeremo a mangiare ma solo dopo aver raggiungo il rifugio (chiuso!) ed aver fatto la classica foto di gruppo.
Sostiamo una trentina di minuti scambiandoci le vivande e riprendiamo il cammino per lo stesso tragitto d’andata.
Sulla strada di rientro un’altra piacevolissima sorpresa, un puledrino vuole fare amicizia e noi approfittiamo per giocare un po con lui… mi dispiace non aver avuto nulla per registrare il suo nitrito quando siamo andati via, sembrava la voce di un bambino che chiedeva di non andare via.

Arrivati al parcheggio e paghi della bellissima giornata trascorsa insieme a bellissime persone in un posto bellissimo ripartiamo alla volta di casa, non senza però fermarci prima al bar per la condivisione di rito che chiude sempre le nostre escursioni… e qui abbiamo riso tantissimo davanti ad un tazza di caffè ed agli aneddoti che ognuno di noi raccontava.

Facile passegiata lungo l’Appia Antica tra Itri e Fondi.

La passeggiata all’Appia Antica, tra Itri e Fondi, ha rappresentato qualcosa di particolare.
Percorrere quel tratto della Regina Viarum, è come camminare attraverso il tempo, dall’antica Roma fino ai giorni nostri, senza dimenticare le origini italiche di Itri e quelle, che il mito fa risalire alla greca Amyclae, di Fondi; le opere di sostegno al percorso di basolato sono per lunghi tratti colossali, impressionanti, mentre le enormi strutture fortificate, di epoca borbonica e napoleonica, poggiano spesso le loro fondazioni sui resti di antichi templi romani.

La modernità è oggi rappresentata dalla Statale 7 che oggi lambisce la sua nobile antenata, rumorosa e frettolosa con le sue automobili; l’importanza, che ancora oggi riveste, non è forse paragonabile a quella che aveva un tempo, quando svolgeva la funzione di arteria fondamentale, tanto per gli antichi Romani, quanto per le epoche successive.
L’importanza dell’Appia in questo luogo, la gola di Sant’Andrea, era anche di natura strategica, come è testimoniato dalle già menzionate fortificazione che ivi si trovavano, e dalla vittoria importantissima che Frà Diavolo riportò sui Francesi alla fine del sec. XVIII.

Per noi questa escursione è stata invece una gradevole opportunità per scoprire un altro angolo dei monti Aurunci, ricco di bellezze archeologiche e naturalistiche (come i prati in fiore che hanno completamente ricoperto il basolato in più punti).
Ed è stata, soprattutto, una stupenda occasione per trascorrere un pomeriggio ed una serata insieme.
Terminata la piacevole escursione, e dopo una breve passeggiata all’ombra del poderoso castello di Fondi, ci siamo difatti riuniti tutti nel pub Bulldog Gallery, sempre nella città ducale: tutti, soci, amici di Atargatis e della Comunità Maricae.
Spesso mangiare una pizza e bere una buona birra non è altro che l’occasione per stare insieme e trascorrere del tempo in spensieratezza ed allegria.
Ed in un ambiente accogliente ed informale come il pub fondano, è stato facile ridere insieme e gioire dell’opportunità di scoprire ciascuno qualcosa di più dell’altro; perché, a volte, l’arricchimento interiore passa proprio attraverso le cose ed i gesti più semplici che ci siano.

Un magnifico progetto del CAI di Alatri per la sensibilizzazione ambientale dei giovani

L’escursione a Pizzo Deta, sui Monti Ernici, presentava un discreto dislivello per i ragazzi partecipanti che nonostante diverse difficoltà sono riusciti tutti a raggiungere la meta.
Una splendida giornata ha permesso di poter godere appieno di un magnifico panorama che spaziava dagli Aurunci agli Ausoni, dagli Ernici ai Simbruni, dal Velino al Gran Sasso, dalle Mainarde alla Maiella e Matese.
Partiti da Prato di Campoli si è attraversato il magnifico prato per immettersi in una bellissima faggeta al cui termine di apriva un bellissimo balcone sulla vallata.
Iniziato il tratto ripido sono iniziati anche i primi affanni con qualche crampo per alcuni ragazzi, il tempo di fermarsi per recuperare e dare modo agli altri ragazzi di riposarsi e di nuovo in cammino.

La comitiva da qui si è divisa in due gruppi (ognuno coordinato da diversi accompagnatori) per gestire meglio il passo lungo la salita e piano piano si e’ raggiunta la cresta tra il Monte Passeggio e Pizzo Deta.
Magnifico il panorama con il lato a nord ancora innevato che creando un particolare contrasto dava la senzazione di trovarsi in bilico tra due diverse realtà.

Cresta cresta si è poi arrivati allo strappo finale di Pizzo Deta da dove in poco tempo si è potuto raggiungere la vetta ed i ragazzi hanno potuto sostare e prendere il gradevolissimo sole nell’attesa che arrivasse il secondo gruppo.
Una lunga sosta e qualche scherzo con la neve ha rimesso in forza la comitiva, quindi foto di gruppo e via per la strada di ritorno.

Pieni di rinnovato spirito i ragazzi prendono la ripida discesa che però in poco tempo si fa sentire sfilacciando un po il gruppo ma che tuttavia rimane sempre unito, qualche breve sosta lungo il tragitto, qualche cambio di scarpe ed in non molto tempo si raggiunge nuovamente il bosco di faggi; da qui la discesa diventa gradatamente sempre più dolce fino a ritornare a Prato di Campoli dove ci aspetta l’autobus per il rientro a casa.

Un’altra magnifica giornata in compagnia di un gruppo affiatato di ragazzi ed accompagnatori, in un paesaggio a dir poco splendito che ci fa ricordare che le nostre montagne non hanno nulla da invidiare alla bellezza delle Alpi e che un gruppo di persone accumunati da uno stesso interesse regalano momenti di sincera spensieratezza.

Visita all’area archeologica di Ercolano e passeggiata sul Vesuvio.

Dopo Pompei, Ercolano… E, per la prima volta, direttamente sul vulcano!

In una calda giornata primaverile (forse l’unica di cui abbiamo goduto finora), Atargatis e gli amici della Comunità Maricae, oltre ad alcuni amici francesi che hanno dato un tocco di internazionalità alla nostra comitiva, si sono regalati delle emozioni tanto diverse quanto intense, tra la mattina ed il pomeriggio.
La furia distruttrice, creatrice e catartica della natura è stata nuovamente la grande protagonista: grazie ad essa, infatti, paradossalmente, è stato possibile che la coltre del tempo, sotto forma di strati e strati di fango pietrificato e di lava, abbia preservato l’antica Ercolano quasi intatta, caricandola di mistero e di una tensione unici al mondo.
E se, durante la mattina, abbiamo potuto ammirare questa furia, questo mistero, questa tragica bellezza, la stessa minacciosa, terrificante, bellissima natura l’abbiamo poi toccata con mano durante il pomeriggio, fin sul bordo della bocca del vulcano, dall’alto di un golfo impareggiabile.

Gli scavi di Ercolano, città che, come dice il nome, era consacrata ad Ercole, sono ammantati da un’atmosfera irreale.
Circondati dal disordinato e caotico tessuto della città moderna, si trovano di molti metri al di sotto dell’odierno suolo stradale, e ad una distanza considerevole dall’attuale linea di costa.
Questo contribuisce a rendere la visita insolita, rispetto alla più famosa Pompei: le costruzioni sono conservate in maniera a volte incredibile.
Gli ercolanesi trovarono infatti la loro orribile morte in circostanze non dissimili dai pompeiani: la famosa esplosione del Vesuvio del 79 d. C. liberò una serie di nubi ardenti, ossia di gas tossici a temperatura elevatissima, che non lasciarono scampo agli sventurati abitanti della città.
Diversamente da Pompei, però, successivamente Ercolano venne sepolta da più colate di fango, cenere e materiali eruttivi.
L’insinuarsi di questi materiali in ogni anfratto ed il loro solidificarsi e pietrificarsi, hanno reso possibile la conservazione delle costruzioni fino ai nostri giorni in maniera praticamente miracolosa.
Se lo sforzo d’immaginazione a Pompei gioca quindi un ruolo di primo piano nel tentativo di ricostruire la vita e lo scenario immediatamente antecedenti la grande eruzione, ad Ercolano basta chiudere gli occhi e collocare immagini, suoni, odori, rumori, colori, nella cornice perfetta offerta dagli scavi.
La vista degli scheletri delle persone unite in un abbraccio di terrore di fronte alla loro morte è impressionante, agghiacciante: pare quasi di udirne l’ultimo urlo, l’ultimo pianto.
Così come è impressionante osservare il legno carbonizzato dell’epoca giunto, perfettamente conservato, fino a noi, al pari degli affreschi dai colori rossi vivo, o dei cortili interni, che lasciano presagire lo sfarzo dell’epoca.

La salita al Vesuvio ci ha catapultati in uno scenario completamente diverso.
Man mano che l’autobus saliva lungo la strada Panoramica, il Golfo più bello del mondo si apriva nel suo abbraccio sotto di noi, lasciandoci a bocca aperta.
Il paesaggio lunare nel quale si coprono a piedi i 200 m di dislivello, che separano il parcheggio dalla capannuccia sulla sommità del cratere, è di per sé mozzafiato.
Arrivare alla bocca del vulcano è un’esperienza davvero unica. Il cratere profondo quasi 300 m, la sua circonferenza quasi perfettamente circolare, i licheni che ricoprono le rocce, e la veduta che spazia da Capri e punta Campanella fino alle isole Ponziane, Gaeta, il Circeo… semplicemente impagabile! Ischia coricata sul mare, tra i seni dei Campi Flegrei, mentre le nuvole penetravano nel golfo di Napoli attraverso lo stretto che separa Capri dalla penisola sorrentina…
Non ce ne saremmo davvero più andati da lassù! Poco importa che stavamo camminando sulla testa del vulcano più pericoloso del mondo.
Sembrava per noi una dimensione da sogno, per una giornata davvero bellissima.

Escursione verso la cima maggiore degli Aurunci
Km. totali 8 – Dislivello +750m

Dopo il primo assaggio degli Aurunci di domenica 30 marzo, sulla cresta del monte Revole, Atargatis ha puntato direttamente al tetto della catena montuosa: due gruppi, con partenze da punti diversi a seconda dell’abilità, delle attitudini e della volontà, si sono poi ritrovati proprio sulla vetta.

Partendo da oltre Spigno Saturnia Superiore, le due comitive hanno attraversato i vari ambienti che conducono alla cima di monte Petrella.
Molti erano coloro che per la prima volta hanno ammirato la bellezza della faggeta, ancorché tuttora priva di foglie, che quasi racchiude la Valle di Spigno, dopo la sella di Strampaduro.
Le fioriture che abbiamo incontrato lungo il cammino erano rare e delicate, ma bellissime, in particolar modo un prato di crochi che si faceva spazio nel bosco.

Formazioni carsiche fenomenali hanno meravigliato i neofiti come anche coloro che le conoscevano già, fino a giungere ad una delle vere e proprie perle di questa massiccio montuoso: la grande dolina di Fossa Joanna, in parte coperta di neve, e racchiusa come al solito da un alone fatato di mistero e di pace.

L’ultima parte del percorso, totalmente in cresta, ci ha riservato un’altra sorpresa, stavolta in negativo: un fitto manto di nubi ci impediva infatti di ammirare il magnifico panorama di cui si può godere nelle giornate soleggiate. Nessuno però è rimasto deluso dall’escursione, anzi. Anche questa particolare situazione meteorologica ha contribuito a rendere unica quest’esperienza.

Per l’occasione, ad Atargatis si sono uniti il CAI della sezione di Alatri ed alcuni esponenti della sezione di Roma, a testimonianza della volontà del nostro sodalizio di attivarsi fattivamente per fare della condivisione delle sue attività e delle sue passioni una delle sue caratteristiche centrali.

Il percorso ha lasciato in tutti noi, a fine giornata, e soprattutto ai meno allenati, una certa stanchezza.
Ma, insieme a questa stanchezza, anche il sapore di una giornata davvero speciale, passata in compagnia di persone diverse l’una dall’altra, ma accomunate soltanto dalla voglia di stare insieme, oltre che dalla passione per la natura e la montagna.

Nuove esperienze

Sono un’amante della natura e degli ambienti montani, in particolare, di quelli alpini, essendo fino a poco tempo fa da me frequentati abitualmente in quanto logisticamente più vicini al mio territorio di appartenenza.

In questi ultimi due anni sto scoprendo una parte dell’Italia che ancora non mi era nota ed, oltre a vivere un rapporto ravvicinato con il mare, devo dire che la sorpresa maggiore mi è stata riservata soprattutto dalla catena dei Monti Aurunci.

Ad un primo colpo d’occhio, forse per la loro altezza limitata, l’apparente aspetto brullo e conformazione tanto diversa dal paesaggio alpino, mi diedero l’impressione che non potessero offrire grandi emozioni.

La mia natura curiosa, comunque, mi ha spinta ad esplorare il nuovo ambiente ed il mio innato istinto di salire alla ricerca di larghi spazi e vedute mozzafiato ha fatto il resto.

La prima sfacchinata l’ho fatta da Maranola al M.te Redentore, senza peraltro raggiungere la vetta: la mulattiera non era ancora stata ripristinata e la strada era lunga e tortuosa ma il panorama era sempre più vasto ed il cielo terso di settembre mi offriva larghe vedute del golfo di Gaeta da una parte e dall’altra del golfo di Napoli, riuscendo ad avvistare anche le isole.

Ricordo la sorpresa nel vedere mucche al pascolo sotto un bosco di pini marittimi, tra alti cespugli di erica rosa fioriti: sulle nostre alpi questi animali pascolano negli alpeggi e l’erica è molto più bassa. Anche l’aspetto della roccia era chiaramente di formazione geologica diversa.

Tutte queste scoperte mi hanno spronato ad approfondire la mia conoscenza di questo nuovo habitat naturale, oltretutto così a portata di mano.

L’incontro infine con gli amici di Atargatis mi ha facilitato l’impresa: oltre ad aver trovato un gruppo affiatato, disponibile, aperto all’amicizia ed alla condivisione, mi sta offrendo ora la possibilità di continuare questo percorso conoscitivo supportato dallo spirito del gruppo che porta un valore aggiunto notevole a queste mie nuove esperienze.

Concludo pertanto che sono molto felice e riconoscente agli amici di Atargatis per le occasioni che mi permettono di condividere e per l’amicizia incondizionata e spontanea che sanno trasmettere.

Facile escursione in ambiente tipicamente carsico
Km. totali 4,5 – Dislivello +300m

Locandina Monte Revole Una bellissima giornata, con un gradevole sole e un paesaggio ancora in attesa dei primi sprazzi di primavera.
L’escursione del 30 marzo sul Monte Revole da Forcella di Fraile ha dato l’occasione agli associati di Atargatis di intraprendere la loro prima escursione “ufficiosa” verso un percorso abbastanza facile ma che ha saputo regalare momenti di allegria e scorci di paesaggi interessanti nell’ambito del carsismo.

L’escursione di oggi è stata organizzata pochi giorni prima per permettere agli associati di rimettersi “sulle gambe” in vista dell’escursione più impegnativa del 06 aprile sul Monte Petrella; abbiamo potuto sgranchirci un po della pigrizia accumulata durante gli ultimi mesi…

Da Forcella di Fraile siamo partiti in 6, ma siamo arrivati in 40 (?!!).
Lungo il percorso abbiamo incontrato un primo gruppo di altri 3 escursionisti e nell’ultimo tratto abbiamo affrontato la cima insieme ad un gruppo di Itri che abbiamo avuto il piacere di conoscere meglio nella sosta in cima al Monte Revole.

Il percorso ci ha permesso di apprezzare le prime fioriture primaverili (ancora poche per la neve che fino ad un paio di giorni prima rivestiva con il suo manto il Monte Revole), una interessante e grande dolina carsica e tutta la divertente e bella passeggiata di cresta che si percorre per circa 2 km fino alla cima.
Dalla vetta del Monte Revole (punto centrale degli Aurunci) abbiamo ammirato, grazie alla splendida giornata, le montagne innevate dell’Abruzzo, degli Ernici, dei Simbruini, del Matese, il promontorio del Circeo e la cima del Petrella (nostra prossima meta) ancora innevata!

Dopo 1 ora e 40 minuti per arrivare in vetta abbiamo sostato per circa 40 minuti facendo conoscenza con il folto gruppo di Itri che ci fa piacere sapere condividere gli stessi interessi; è sempre un piacere conoscere nuovi simpatici amici.
Dopo la pausa ritorno per la via d’andata ed in 1 ora circa siamo tornati alle macchine chiudendo la bellissima esperienza vissuta insieme anche oggi.

Ulteriori informazioni sull’escursione potete trovarle direttamente nella nostra sezione itinerari Monte Revole

Un magnifico progetto del CAI di Alatri per la sensibilizzazione ambientale dei giovani

Per noi di Atargatis questo è il secondo appuntamento con il Progetto Scuola/Montagna del CAI di Alatri, un bellissimo progetto per la sensibilizzazione dei giovani alla montagna ed al suo rispetto.
Alcuni soci di Atargatis hanno preso, con grande entusiasmo, la possibilità di coadiuvare il CAI in quest’attività ed aiutare i ragazzi che vi partecipano alla comprensione del rispetto per la natura.

L’escursione di oggi ci portava a spasso per i Lepini, sul Monte Gemma, in un ambiente particolarmente innevato per la stagione.

Purtroppo il tempo non ha permesso ai ragazzi di poter ammirare appieno il panorama ma la nebbia che a sprazzi investiva “la comitiva” ha regalato momenti di particolare suggestione.
L’entusiasmo dei ragazzi è sempre molto coinvolgente; il freddo, lo scivolare, la fatica, i lamenti e le “sevizie” degli accompagnatori si sono alternati allo splendore del bianchissimo manto innevato, al silenzio della natura ancora dormiente ed al gioco dei ragazzi che in momenti di pausa si lanciavano in sfrenate battaglie di palle di neve.

Il percorso, ad anello, partiva da Fontana S. Serena, attraversava Pian della Croce dove abbiamo potuto ammirare diverse doline carsiche fino ad incrociare il sentiero che partiva da Selva Piana, seguendo il sentiero abbiamo attraversato Fossa dei Felci fino a M. Salerio e quindi al Monte gemma; al ritorno da M. Salerio siamo scesi in direzione di F.so della Foce fino nuovamente al Pian della Croce.

Al termine dell’escursione, bagnati ma felici, i ragazzi esausti sono “scappati” sull’autobus in cerca di riposo e noi abbiamo potuto rivederli, agonizzanti, solo dai finestristi dell’autobus che guardavano noi accompagnatori mentre ancora freschi e tosti ridevamo intorno ad un buon bicchiere di birra (chi davanti ad una calda tazza di cappuccino).

Una magnifica giornata che ripetere insieme ai ragazzi è sempre un’esperienza unica.

Dal Quarzo all’Infinito

Incontro esperienzale sui Cristalli: la loro struttura, le loro vibrazioni ed il loro utilizzo.

Locandina Incontro Cristalli Sabato 23 febbraio l’associazione Atargatis ha presentato la conferenza esperenziale sui cristalli, condotta amabilmente da Luisa Stavole, ospiti nell’accogliente cornice del CONI.

Il tema è stato trattato su più livelli, ad esempio storico, con riferimenti al rapporto dei popoli antichi con questi amici che hanno in se una antica memoria del nostro pianeta, i cristalli da sempre hanno ricevuto l’attenzione dei nostri avi per quel sottile potere che essi hanno, ogni pietra per il suo personale colore, struttura e consistenza ha una relazione “fisica, mentale e spirituale” con noi, ne erano ben consci i nostri predecessori ed esistono moltissimi testi che concordano nell’attribuirne proprietà benefiche.

Oltre alle curiosità sui cristalli, vere o a volte solo fantastiche, la relatrice, ha introdotto due intensi, ma brevi momenti di meditazione guidata, permettendo ai presenti di effettuare un esperienza personale con i cristalli.
La bravissima relatrice ha messo a disposizione dei presenti la sua vasta collezione di cristalli, soddisfacendo le curiosità di chi entrava per la prima volta su questo argomento, abbiamo assistito anche ad un esperimento che ha dimostrato come una pietra possa entrare in relazione con il campo energetico umano e rafforzarlo, ma anche di come esse possano con le loro individuali peculiarità essere utilizzate per esigenze diverse.

Abbiamo compreso come “pulirle”, “attivarle” e soprattutto la relatrice ci ha comunicato l’amore che essa nutre per questi “antichissimi Amici”.

Alla fine dell’evento che si è protratto per oltre tre ore, ognuno di noi si è allontanato con un gradito omaggio, tre pietre di sicuro utilizzo: un quarzo rosa, benefico per il cuore e per un sano sentimento d’amore, un quarzo ialino, spesso utilizzato per rafforzare le proprietà delle altre pietre, ed una ametista, una pietra legata al mondo più sottile e spirituale.

Credo di farmi portavoce anche di tanti altri, intervenuti alla conferenza, se affermo che oltre ad avere avuto un simpaticissimo incontro, ricco di esperienze e di nuove informazioni, sono uscita da questa serata arricchita e contagiata dall’amore che ha manifestato per le sue pietre la simpaticissima Luisa Stavole, che noi tutti ringraziamo ancora per la sua dedizione e professionalità.

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